DONNA – Comitato “Se non ora quando?” di Asti

snoq1snoq2Per millenni le donne sono state assenti dalla storia.

Escluse dalle decisioni, dai ruoli di potere, nella vita pubblica: politica, lavoro e in quella privata. Anche la famiglia, nonostante sia sempre stata a carico delle donne, non è mai stata diretta da loro, solo agli uomini era riconosciuto il titolo di pater familias, colui che esercitava un potere assoluto (di vita e di morte ai tempi dei Romani) sulla moglie e sui figli. In Italia, solo con la riforma del diritto di famiglia del 1975, si passa dalla patria potestà (cioè il diritto-dovere di educare i figli) del padre, alla potestà condivisa in misura uguale di entrambi i genitori, e viene riconosciuta l’eguaglianza tra coniugi, estesa anche all’amministrazione e al possesso dei beni materiali della famiglia.
Certo un’esclusione così prolungata dal potere, cioè dalla facoltà di decidere sulla propria vita e su quella degli altri, superando lo status di minorità a cui erano sottoposte in passato, non è facilmente superabile in pochi decenni. Le donne devono affrontare enormi difficoltà: una cultura ancora prevalentemente maschilista, ancora permeata di pregiudizi sessisti (anche tra i giovani), ostacoli opposti dalle lobbies maschili nei vari luoghi del potere, dalla politica, all’economia, alla cultura. Ma le donne devono combattere una battaglia anche con se stesse per superare l’insicurezza nelle proprie capacità che gli uomini non smettono mai di alimentare.
Tuttavia, l’impressione è che, nel nostro paese, negli ultimi vent’anni, se non sul piano giuridico, almeno sul piano culturale, questo percorso verso l’affrancamento abbia subito un rallentamento.
Perché le donne procedono con tale lentezza?
Perché le donne non riescono a raggiungere posizioni al vertice delle istituzioni politiche ed economiche con la stessa facilità con cui ci riescono i loro colleghi uomini?
Perché le donne, nonostante siano tanto mutati i contesti sociali ed economici, continuano a essere concentrate dal punto di vista professionale, in ambiti ritenuti tradizionalmente vicini alla loro sensibilità, esperienza e formazione?

Insomma, un “soffitto di vetro” sembra impedire alle donne di raggiungere posizioni di comando e di vedere riconosciuto anche finanziariamente il proprio impegno alla pari di quello degli uomini. Trasparente, duro, ma non infrangibile, il soffitto di vetro è stato preso a metafora di una segregazione verticale spesso difficile da riconoscere e non percepita neanche dalle donne stesse, convinte a volte che nulla, se non la propria volontà e le proprie capacità, le separi da una vetta che appare sempre vicina, possibile.
Il panorama politico di quest’ultima legislatura, che ha visto un notevole incremento della presenza delle donne in parlamento e nel governo, non basta a confortarci. Se alle donne sono concessi incarichi da parte dell’uomo in uno spazio che non va molto oltre l’esibizione di se stesse, mentre le decisioni sono prese da altri e altrove, allora si sarà compiuto un ennesimo atto di quel gioco sottile che è sempre stretto nelle redini maschili. Il cerchio del controllo dell’uomo sulle donne non si aprirà finché non saremo in grado di affrancarci da questi meccanismi.
Scriveva Carla Lonzi, nel pamphlet Sputiamo su Hegel del 1970: “Ci piace, dopo millenni, inserirci a questo titolo nel mondo progettato da altri? Ci pare gratificante partecipare alla grande sconfitta dell’uomo?[…] Ci siamo accorte che, sul piano della gestione del potere, non occorrono delle capacità, ma una particolare forma di alienazione molto efficace. Il porsi della donna non implica una partecipazione al potere maschile, ma una messa in questione del concetto di potere.”
Forse il problema è che le donne faticano a entrare nel gioco del potere con queste regole che non sono le loro.
Per Laura Cima autrice de Il complesso di Penelope si potrà uscire dalla crisi (provocata da un sistema progettato dagli uomini secondo regole non di cooperazione ma di sopraffazione) solo se le donne, le sole capaci di individuare nuovi paradigmi di armonia con la natura e di convivenza sociale, irromperanno nei luoghi in cui si decidono tutte le politiche, a partire da quelle finanziarie ed economiche. Le donne possono e devono apportare la loro esperienza storica alla progettazione del nuovo modello che deve offrire una risposta alle esigenze della società del terzo millennio.
Il comitato astigiano “Senonoraquando?” e le relatrici Lorena Lucattini e Monica Cerutti, grazie alla loro esperienza di professioniste e di donne impegnate in politica e cercheranno di rispondere a qualche interrogativo e fornendo un piccolo contributo al dibattito, consapevoli della complessità della tematica.
Lorena Lucattini, avvocato genovese, candidata alle ultime elezioni europee per la Lista “L’altra Europa con Tsipras”.
Monica Cerutti, assessore regionale a Politiche giovanili, Diritto allo studio universitario, Cooperazione decentrata internazionale, Pari opportunità, Diritti civili e immigrazione.

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