Seminario regionale ad Asti. Un altra Europa è possibile?

Crisi economica e ruolo dell_Europa

 

Mercoledì 25 prossimo terremo il seminario sull’Europa ad Asti. Oggi si sta svolgendo un importante seminario a Roma, con la Sinistra Europea, di cui facciamo parte. A maggio, sempre a Roma si è svolto un altro ampio seminario, sempre organizzato da Rifondazione comunista.

Finalmente si parla di Europa da sinistra. Fra sei o sette mesi andremo a votare il nuovo Parlamento europeo, questo è un importante motivo, ma soprattutto abbiamo vissuto ormai troppi governi che hanno fatto politiche disastrose perché lo “voleva l’Europa”.

 Ma la sinistra che Europa vuole? In una crisi mondiale che si sta aggravando, chi sta pagando tutti i prezzi sono le categorie sfruttate e più deboli, via via fino a coinvolgere vasti settori medi della società. E’ evidente a tutti che è l’Europa dei banchieri a dirigere questo macello sociale. Le Borse finanziarie vanno su e giù in base alle decisioni della Banca Centrale Europea. Ma in tutto questo disastro tutti gli stati europei pagano gli stessi prezzi? Si direbbe di no, visto che il nostro debito aumenta vistosamente in base al variare dei differenziali fra i nostri bond e quelli tedeschi, sempre a svantaggio nostro. Questo avviene anche per la Spagna, come per la Grecia e il Portogallo.

Da un lato ci pone di fronte ai misfatti di tutti i passati governi che ha avuto l’Italia dal secondo dopoguerra a oggi, ma non possiamo ignorare che questo sta avvenendo per tutto il sud dell’Europa, con alcune differenze per la Francia.

 Verrebbe da dire che il sud dell’Europa paga prezzi diversi dal resto del continente. Come fare per cambiare questo stato di cose e uscire dalla crisi “da sinistra”?

C’è chi vorrebbe uscire dall’Europa o dall’euro e chi ritiene che l’Europa, così com’è, non va toccata. Mentre molte formazioni di destra sono schierate apertamente per uscirne, la sinistra sembra essere la più convinta europeista. Certo, questo continente ha visto svilupparsi le più importanti politiche di welfare e, dal dopoguerra, le più importanti esperienze di sinistra dell’occidente capitalistico. Ma è evidente a tutti che da tempo non è più l’Europa di Altiero Spinelli o di Luigi Einaudi, e nemmeno quella di Togliatti o Berlinguer. Nei paesi dove la crisi è stata più tremenda sono le destre estreme ad essere cresciute, vorrà ben dire qualcosa.

 Rifondazione Comunista vuole ribellarsi a questo stato di cose e dice di ribellarsi disobbedendo alle imposizioni di Bruxelles, ma come? Non sarà facile essere efficaci.

C’è poi, a sinistra, chi ci ricorda che intorno al Mediterraneo sul quale ci affacciamo, vi un grande territorio, quello del nord Africa, al quale noi siamo esposti, da flussi migratori e da flussi di fonti energetiche, tutti provocati o gestiti dalle politiche delle grandi potenze e dalle multinazionali. Perché non costruire intorno a noi una vasta area con una propria politica economica e sociale, magari parte integrante dell’Europa o collegata ad essa?

 E’ un’idea interessante da esaminare. Anche perché il nostro paese non lo possiamo portare da un’altra parte del Pianeta. Qui in mezzo dovremo subire migrazioni, metanodotti, gasdotti, metaniere, petroliere e quant’altro, subendo passivamente e favorendo altrettanto passivamente la crescita di partiti e movimenti sempre più qualunquisti se non neo-nazisti, in nome di un’Europa che non c’è.

   Torino,   20 settembre 2013

  Gianni Naggi della Segreteria regionale del PRC

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1 thought on “Seminario regionale ad Asti. Un altra Europa è possibile?”

  1. I ragionamenti vanno cambiati radicalmente, e non solo per l’Europa “meridionale” ma anche per il pianeta intero. Bisogna ragionare a tempi più lunghi, in particolare per chi ha meno di 40 anni, non ci sono le risorse per uno “sviluppo” di qualsiasi tipo. Dobbiamo ridurre gli sprechi di quella “minoranza” di popolazione che consuma più della “maggioranzza”. Contemporaneamente non possimo pensare a un “industrialismo” tipo anni 60-70. I progetti sono per una qualità delle produzioni a basso o nullo consumo di risorse. Al primo posto l’intelligenza, la cultura. Siamo in Italia il paese che ha saputo valorizzare non i prodotti di “massa” della moda prodotta in Asia ma le capacità degli artigiani che hanno inventanto la robotica negli anni 50-60 la meccanica fine della olivetti e di tannte aziende anche del territorio astigiano. La cultura del businnes facile e rapido ha annientato queste importanti esperienze possimo riprenderle dal territorio valorizzando le risorse presenti ora, non facendo dei “voli” fuori dal mondo. Produciamo in loco le risorse neccessarie, senza pagare le “tangenti alle multinazionali” riducendo a zero gli sprechi. Di anno in anno ci rendiamo conto che il nostro Monferrato si sta sfasciando? Il primo lavoro è salvaguardare lo stato del luogo dove viviamo.
    Oppure lasciamo che le risorse umane vadano altrove, perchè li le sanno meglio “pagare” e realizzare? La federazione di Asti ha molte giovani risorse non possiamo deluderle. Saluti Giancarlo

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