Rinnovamento in politica, tra caricature e quel nuovo che deve nascere

berlinguer

di Nicolò Ollino

(articolo originale: http://www.esseblog.it)

 

Tra acclamate rottamazioni fisiche e ideologiche e pulsioni conservatrici e gerontocratiche, una qualche forma di pensiero un minimo più raffinata e coraggiosa, che articolando il discorso tenta di equilibrare, rifiutando tanto la liquidazione coatta che il mero continuismo acritico, potrebbe trovarsi molto disorientata oggi nel nostro Paese. Così avere 24 anni e una intensa passione politica che non può che svilupparsi nell’ormai desolato ma irrinunciabile campo della sinistra politica e sociale, non è forse l’idea più gratificante in Italia nel 2013, ma tant’è.
La questione del rinnovamento è necessaria ma delicata. E’necessariamente delicata. Sia eluderla che farne una sbandierata risolutoria caricatura penso sia sbagliato, allora tanto vale essere chiaramente seri nel farci su analisi.
Proviamo con qualche piccola consequenzialità logica.
Iniziando per esempio con il dire che se il nuovo è peggio del vecchio, tanto vale il vecchio.
Se il nuovo ha un modo di concepire il mondo più vecchio del vecchio, che valore aggiunto porterà in dote un rinnovamento che di questa insipienza in formato persona ne fa il suo campione? Meramente generazionale e “quantitativa”, al di là quindi di un discorso qualitativo, è l’impostazione politica dell’ascesa di Matteo Renzi per esempio. Costruzione potente ma fragile perché senza che quasi i più se ne rendessero conto, la sua concezione di rinnovamento ha subito continui aggiustamenti e riposizionamenti, come la casa appena costruita che già mostra crepe che il costruttore abilmente va a nascondere.
La questione generazionale in politica, quando usata come un feticcio senza solide basi, non porta un effettivo beneficio tangibile. Non produce forme di nuove e innovative – e spesso questi termini si confondono impropriamente esperienze gestionali della macchina pubblica, nuove proposte in materia economica fuori dall’avvilente pensiero unico dell’austerità indotta, nè un solidale ritrovato rapporto tra le persone in un’ ottica di avanzamento dei vecchi e nuovi diritti. Tutto questo manca. C’è solo la riproposizione tirata a lucido di già provate logiche stantie e fallimentari, e quindi quella questione generazionale non può che avere un obiettivo: la liquidazione coatta dei presupposti storici e valoriali di quel “paese nel paese” che in alcune decine di anni, dall’opposizione ma facendosi società, ha prodotto avanzamento in ogni dove nella nostra realtà. Parlo ovviamente dell’esperienza dei comunisti e del Pci. Esperienza tradita e depotenziata in 20 anni di oscillamento tra il nuovismo delle tv commerciali e il rinnovamento di facciata di un susseguirsi di leader catastrofici del centrosinistra che hanno più pensato a rinnegare quel passato che a contrastare efficacemente la destra berlusconiana.
Ma per essere onesti, anche la sinistra che a livello di discendenza storica pretende sinceramente di essere erede di quel passato, anche quella sinistra qualcosa ha sbagliato e sta sbagliando ancora, evidentemente.
A chi spetta se non alla sinistra, quella vera, reintrodurre con coraggio e argomenti all’ordine del giorno nel dibattito pubblico un tema di genuino rinnovamento che si possa unire alla questione generazionale in un discorso che sia qualitativo e proiettato al futuro senza liquidare il passato?
Dove, appunto, si avverte l’utilità di parlare con cognizione di causa di ricambio generazionale che non sia rottamazione ma prendere atto che c’è una generazione che è cresciuta con i problemi dei genitori, imparando a conoscerli, e a questi ha sommato i suoi problemi ancora più insidiosi, un crescendo di incertezza di prospettiva che necessita della giusta chiave di lettura per essere invertito come processo.
“Il vecchio muore e il nuovo non può nascere” diceva Gramsci dal carcere, eppure questa frase rischia di essere metafora sempre più attuale dell’oggi. Uno stretto vicolo buio con molti sacchi di immondizia ai lati che rendono più difficile e sgradevole il percorso: occorre far sì che alla fine non si scopra, sbattendoci contro, che il vicolo era pure cieco. E occorre farlo in fretta! E si passa anche da qui.

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