Barche greche e canotti italiani

Scialuppa di salvataggioBarche greche e canotti italiani

La drammatica vicenda della Grecia e il linguaggio politico “alto” e ricco di riferimenti storici e letterari usato dai politici di Syriza ha risvegliato un po’ in tutti noi sopiti ricordi scolastici relativi alla cultura classica. Può capitare così di rimanere più colpiti oggi di quanto lo saremmo stati sei mesi fa da alcuni famosi versi di Lucrezio citati recentemente (su “Il Sole 24 ore” del 26 luglio) in un contesto di argomento culturale (Suave, mari magno turbantibus aequora ventis, e terra magnum alterius spectare laborem), e di trasporli in semplici considerazioni condotte sul filo del buon senso. L’italiano suona: “E’ bello, quando i venti turbano le acque sul vasto mare, guardare la fatica di un altro dalla terra.” Lucrezio, osservatore impietoso dei moti anche più segreti dell’animo umano, scolpisce qui in poche parole l’atteggiamento di chi non perde l’occasione, di fronte ai pericoli corsi da altri, di partecipare senza rischiare: emozioni forti e piedi all’asciutto, insomma; una vera pacchia.

Questi versi scritti circa duemila anni fa si adattano perfettamente a molte situazioni ricorrenti nel mondo contemporaneo, in specifico forse anche al modo in cui parte della sinistra italiana che si colloca a sinistra del PD ha reagito di fronte a tutta la vicenda greca dispiegatasi dopo le elezioni del 25 gennaio, e in particolare agli ultimi atti del governo Tsipras, quelli che datano dal 12 luglio in poi: la firma di un accordo certo non vantaggioso per il popolo greco, i passaggi di approvazione in parlamento stampellati dai deputati del centro, la decisione di andare a nuove elezioni. Tsipras, che era prima visto come un eroe invitto e un salvatore della patria, dal 13 luglio è diventato un traditore del popolo e del mandato che i Greci gli avevano affidato a gennaio e rinnovato ancora con l’esito del referendum del 5 luglio: il coraggioso “no” all’accordo proposto dall’Europa. Simmetrico ed opposto il giudizio che è giunto da destra: Tsipras è fortunatamente e inaspettatamente cambiato e da capopopolo arruffone è diventato vero leader del suo Paese. Sia per gli uni, sia per gli altri Tsipras appare insomma un soggetto affetto da grave disturbo bipolare.

Eppure non è difficile concludere che Tsipras è stato invece anche nelle ultime settimane del suo governo (come sempre, del resto) assolutamente coerente e rispettoso del mandato popolare, il quale mandato era di uscire dalle strettoie dell’austerità restando nella zona euro. Visto che su questo punto una parte di Syriza ha cambiato idea, correttamente Tsipras si è dimesso per chiedere un nuovo mandato al popolo. Quanto al fatto che si sia “arreso” alle richieste dell’Europa, è doveroso, prima di emettere giudizi senza appello, sottolineare alcuni punti.

L’accordo è senz’altro pesantissimo, ma in proposito dobbiamo chiederci: portare ancora avanti la trattativa sarebbe servito a spuntarne uno più favorevole ? E ancora: è migliore, peggiore o uguale a quello firmato dal precedente governo ? Rispondere al primo punto è difficile ed esula dai nostri semplici strumenti di analisi; bisogna dire però che detrattori molto più attrezzati di noi sul piano delle analisi politico-economiche si sono ben guardati dal porsi in questa prospettiva, e in sostanza l’unico soggetto contrario all’accordo che abbia dato una risposta chiara su questo punto è stato Varoufakis. Tsipras ha risposto a sua volta che non riteneva più sostenibile la situazione del popolo greco, e non si può dire che le sue non fossero motivazioni serie.

Rispondere alla seconda domanda è più semplice perché non implica il formulare ipotesi ma il confrontare fra loro due testi di accordo (sebbene non agevoli: centinaia e centinaia di pagine). Eppure anche su questo aspetto cruciale le analisi puntuali sono scarsissime. Abbiamo presente solo l’articolo Cosa prevede il nuovo accordo Grecia-Europa? comparso il 12 agosto sul giornale on-line “next-quotidiano”, che in questi mesi si è distinto per chiarezza e approfondimento nelle notizie riguardanti la Grecia. I più importanti risultati positivi dell’accordo Tsipras riguardano gli obiettivi di bilancio, che nell’accordo firmato da Samaras erano +3,00% (sic!) per il 2015, +4,50% per il 2016 e 2017, e +4,20% per il 2018; e ora sono invece: -0,25% (cioè disavanzo primario) per il 2015, +0,50% per il 2016, +1,75% per il 2017, +3,5% per il 2018. Inoltre è stato sventato il prelievo forzoso sui conti correnti – che era stato invece imposto a Cipro nel 2013- mentre il finanziamento ottenuto è molto più alto di quello ventilato nelle fasi precedenti della trattativa: 85 miliardi di euro su tre anni anziché 7,2 su un anno; di questi 85 miliardi 35 fanno parte del “pacchetto Juncker”, cioè non saranno usati per pagare debiti ma verranno direttamente destinati agli investimenti. Su fronti quali privatizzazioni, IVA, rimborsi fiscali, lavoro le trattative hanno avuto esiti meno positivi; però: la reintroduzione della contrattazione collettiva per il lavoro non è stata cassata ma bloccata e rinviata a futuri accordi cui parteciperà anche l’Organizzazione internazionale del lavoro; resta invece attiva l’abolizione del ticket di 5 euro sugli esami medici introdotta da Tsipras; infine rimane pubblica la rete di distribuzione (non così per la produzione) dell’energia elettrica.

Insomma: un accordo certo non brillante, ma migliorativo rispetto a quello precedente, e che dà comunque (risicati) margini di manovra al governo. Per cui sicuramente – come ha detto in questi giorni un cittadino greco ad un giornalista – meglio in ogni caso Tsipras che i ladri che erano al governo prima.

Tsipras non ha quindi tradito, ma ha combattuto fino all’ultimo per raggiungere gli obiettivi che Syriza aveva posto come programma elettorale e sulla base dei quali aveva vinto le elezioni. Oltre a ciò è da dire che nelle contrattazioni i greci si sono trovati completamente soli. Come ha affermato recentemente Varoufakis, i paesi più indebitati sono stati quelli che più hanno osteggiato la Grecia, in quanto, se l’avessero appoggiata, si sarebbero sentiti chiedere dai propri cittadini perché non avessero tenuto già in passato per se stessi un atteggiamento più combattivo verso l’Europa. Per quanto riguarda l’Italia al voltafaccia di Renzi si è aggiunta l’inerzia delle forze politiche alla sinistra del PD, che per la Grecia non hanno fatto nulla di politicamente significativo. Anche qui possiamo chiederci: ma avrebbero potuto fare qualcosa ? E questo qualcosa sarebbe servito a che ?

Si può sempre fare qualcosa. Avrebbero potuto prima di tutto creare canali di informazione seria, continuativa, diretta, che sarebbe servita a contrastare le interessate “inesattezze” e omissioni di cui erano infarciti gli articoli dei giornali a stampa (e di molti di quelli on-line). Avrebbero potuto fare pressione sul Parlamento europeo per attivarlo in tutte le sue potenzialità verso la Grecia, al minimo sul problema della crisi umanitaria. Soprattutto avrebbero potuto cogliere l’opportunità del momento per confrontare i propri strumenti di analisi e di proposta politica con quelli che hanno supportato in questi mesi le scelte del governo di Syriza. Questo e altro ancora si poteva fare invece di creare miti per poi distruggerli nel breve volgere di settimane; invece – appunto – che restare all’asciutto sulla riva del mare ad osservare (blaterando) le navi greche che affrontavano con perizia e coraggio la tempesta.

Già, perché la tempesta loro l’hanno affrontata e la stanno affrontando con grande consapevolezza: / Radicalità significa / Costruire una sinistra che non ambisca più a sconfitte eroiche ma una sinistra che arrivi alla vittoria. Compagne e compagni, non vogliamo che fra trent’anni ci siano nuove canzoni che ricordino come abbiamo perduto in Grecia o come abbiamo perduto altrove combattendo eroicamente. Chi parla è Tsakalotos, l’attuale ministro delle finanze ellenico. Quando? Dopo l’accordo del 13 luglio 2015 per giustificarlo ? Dopo le dimissioni di Tsipras ? No, queste parole sono state pronunciate esattamente due anni fa, durante il primo Congresso di Syriza, tenutosi ad Atene il 12 luglio 2013. E ancora, sempre nella stessa occasione: Altro è contribuire a una vittoria, altro è rivendicare la mia identità per avere la coscienza tranquilla. Una consapevolezza chiara, quindi, che talvolta è necessario “sporcarsi le mani” (apparentemente) per arrivare biologicamente e politicamente vivi ad un mediocre traguardo al fine di poter poi ripartire.

La lezione di democrazia, radicalità e coraggio data dalla Grecia in questi mesi è fortissima, e sensibili effetti si stanno facendo sentire in tutta Europa, ma – pare – non in Italia. E’ ora invece che anche qui da noi i partiti e le formazioni che si collocano a sinistra del PD spingano i loro canotti in mare (leggi: la smettano di ripetere sempre le stesse cose su cui siamo tutti d’accordo e affrontino le questioni nodali, su cui le posizioni possono essere al momento diverse, al fine di arrivare ad un minimo comune denominatore politico, ossia un programma di governo), con la consapevolezza che forse alcuni di questi affonderanno, e si mettano a remare con vigore (leggi: operino nella società civile con iniziative concrete). Coalizione sociale sta coraggiosamente dando voce ai nuovi bisogni dei cittadini; spetta ai partiti e alle formazioni politiche elaborare strategie per dare loro risposta.

Giulia Carpignano

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